Intervista a Maria Enrica Bettinelli. ASL Milano e l’alimentazione guidata dal bambino

Tempo fa ho avuto il piacere di conoscere la dottoressa Maria Enrica Bettinelli all’evento Mamma che latte! organizzato da Asl Milano e dal Ministero della Salute. Ho capito immediatamente di trovarmi di fronte a una persona interessante, non solo per il ruolo che ricopre all’interno di Asl Milano, dove è responsabile dei progetti per l’area materno infantile, ma soprattutto per il suo approccio all’universo mamma-bambino. L’ho sentita immediatamente molto vicina a me e non ho potuto fare a meno di chiederle di approfondire alcune tematiche in un’intervista. Eccola.

Dottoressa Bettinelli, credo che il modo migliore per chiederle di presentarsi sia parlare di allattamento. Da quando se ne occupa e come mai ha fatto questa scelta?

Posso dire di occuparmi seriamente di allattamento dal mio arrivo in Asl nel 1999 dopo la mia attività ospedaliera: grazie alla mia formazione di pediatra all’interno della Clinica Mangiagalli di Milano, mi hanno affidato di sviluppare progetti a protezione, promozione e sostegno dell’allattamento.

Pensavo di essere molto preparata in materia perché venivo dal massimo luogo di formazione universitaria per un pediatra e un neonatologo. In realtà mi sono accorta di non sapere molto, se non la composizione del latte materno e le formule di quello artificiale. Non sapevo nulla di sostegno all’allattamento e della fisiologia dell’allattamento, per cui ho iniziato a studiare, ho sostenuto l’esame per diventare IBCLC, consulente professionale di allattamento, e mi sono impegnata a elaborare delle linee d’indirizzo per i pediatri di famiglia e per gli altri operatori sanitari e sviluppando l’iniziativa Unicef per le realtà territoriali, la Comunità Amica dei Bambini per l’allattamento materno.

L’idea è stata quella di mettere insieme il livello di conoscenza con quello operativo, come prevede l’approccio OMS Unicef, quindi, occupandomi di servizi, fare in modo che la conoscenza degli operatori sanitari si tramutasse in sostegno pratico alle mamme e alle famiglie. Applicare l’approccio OMS- Unicef nei processi sanitari e nell’organizzazione Asl significa, ad esempio, riconoscere che le persone hanno delle risorse: la mamma le ha, il bambino le ha! Nel counselling l’operatore sanitario accompagna e fa da facilitatore a un processo, ma non si deve sostituire alla famiglia: io non ti posso attaccare il bambino al seno, ma posso farti vedere come fare. Se mi sostituisco a te, tu mamma non sei più competente e non vedi le competenze del tuo bambino.

Spesso allattamento e svezzamento vengono considerati due momenti consecutivi e separati, ma per me sono due momenti intimamente legati. Che ne pensa?

momento coccole tra i Sassi

momento coccole tra i Sassi

Sono d’accordo, sono due momenti assolutamente legati. Noi siamo mammiferi, l’allattamento è il completamento di un ciclo. Quello della donna che prima è gravida, poi partorisce e poi allatta. E quindi continua ad allattare a lungo, almeno secondo le indicazioni dell’OMS. E di questo ciclo fa parte anche l’alimentazione: un’alimentazione complementare guidata dal bambino che a poco a poco si stacca dalla mamma, per essere autonomo. In ambito OMS Unicef non si parla più di svezzamento, perché non si “deve” togliere un vizio, ma complementare con altri alimenti il latte materno, che mantiene tutti i suoi benefici fino ai due anni e oltre. Anche il termine autosvezzamento non è corretto, perché l’alimentazione complementare non è un processo anarchico, che il bambino svolge in modo autonomo.

 ACR e allattamento, quindi, mettono in gioco competenze importanti per mamma e bambino, mi pare di capire.

Negli anni, grazie al mio lavoro, mi sono accorta che gli operatori sanitari non dicono mai alle mamme che i loro bambini sono competenti. Il pediatra deve aiutare il genitore a osservare il bambino, suggerendo le competenze future o aiutando a riconoscere quelle presenti. Se la mamma impara a osservare il suo piccolo si stressa molto meno perché la sintonia che instaura con lui le permette di capire. Se invece la mamma vuole prendere le istruzioni, metterle nel suo sistema di comandi e sputare fuori la risposta definitiva, rischia di sentirsi non competente perché il bambino non capisce le istruzioni, non fa quello che dovrebbe e il sistema va in tilt.

Tutto quello che riguarda il bambino sta nella relazione. Anche l’alimentazione è un momento della giornata di relazione mamma-bambino: in prima battuta l’alimentazione al seno, in cui c’è un contatto anche corporeo, visivo. E poi l’alimentazione complementare, che io, come Asl, chiamo alimentazione guidata dal bambino, è relazione tra bambino e cibo e tra bambino e mamma.

Achille sceglie :)

Achille sceglie 🙂

Permettere al piccolo di toccare il cibo è importante perché lui conosce toccando e mettendo in bocca. All’inizio non mette in bocca il cibo pensando di mangiarlo, ma per scoprire di cosa si tratta. Per questo butta a terra, sputa, spappola. Poi capisce che ha anche un gusto e allora lo riprova, lo manipola e infine deglutisce. Solo allora inizia a mangiare per davvero. È un processo. Una relazione appunto, che coinvolge anche la mamma. Mamma che osserva, che è presente, che dà fiducia al bambino. E il piccolo impara guardando: osserva i genitori, a tavola, e imita.

L’alimentazione guidata dal bambino non è ancora molto diffusa in Italia e difficilmente si trovano informazioni corrette per potersi orientare. Asl Milano come si pone nei confronti dell’ACR?

Asl Milano propone ai genitori l’alimentazione complementare guidata dal bambino e lo svezzamento tradizionale. Questo è quello che dovrebbero fare anche i pediatri: sta poi al genitore scegliere quale tipo di alimentazione ritiene più corretta o più idonea al bambino e alle abitudini della famiglia. Credo che l’alimentazione guidata dal bambino abbia senso solo nelle famiglie che adottano un’alimentazione sana. Se una mamma non è sicura di poter nutrire bene il bambino seguendo la dieta familiare, deve essere libera di scegliere lo svezzamento tradizionale.

Credo che, sia che si opti per ACR, sia che si scelga l’alimentazione complementare tradizionale, debbano essere rispettati i principi nutritivi. Che ne pensa? Una mamma dove può trovare informazioni in merito?

Sono d’accordo e dare informazioni in merito ai principi nutritivi alla base della dieta infantile è uno dei compiti di Asl. Per questo a fine ottobre pubblicheremo sul sito Asl un documento che possa essere una guida per i genitori.

“Fiducia nel bambino” è una parola chiave, ma credo che debba essere affiancata a “fiducia nella mamma”. Spesso nell’ACR, o alimentazione guidata dal bambino, come la definisce lei, la mamma viene giudicata, non viene supportata e ascoltata, anche in famiglia. Penso debbano esserci dei gruppi di ascolto non giudicante per mamme alle prese con l’alimentazione. Che ne pensa?

Sono d’accordo. Per questo, come Asl, tengo molto ai consultori. Sono dei luoghi d’incontro che accolgono le mamme in tutte le fasi legate alla maternità. Vero è però che i consultori arrivano a un numero ridotto di donne, mentre la maggior parte di esse preferisce sempre più aggregarsi online, piuttosto che in luoghi fisici. Credo che i gruppi di sostegno online siano una grande risorsa per le mamme, ma allo stesso tempo possano essere molto pericolosi. Non sempre, infatti, si tratta di ascolto non giudicante e alcune mamme soffrono i commenti e si sentono delle cattive madri. Quello che secondo me serve sono uno spazio fisico e online che siano davvero non giudicanti: abbiamo aperto, presso Unicef, il Mama Cafè, uno spazio di incontro tra mamme, tenuto da mamme che sono state formate al counselling. Un modo per confrontarsi e darsi consigli tra pari.

Questa voce è stata pubblicata il 25 agosto 2015 alle 15:47. È archiviata in interviste con tag , , , , , , , , , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Segui tutti i commenti qui con il feed RSS di questo articolo.

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