Parole esperte. Intervista a Martina Carabetta

È tempo di attesa. Achille cresce e l’allattamento continua. Ma ancora non è il momento di iniziare con il cibo solido. Un buon modo per prepararsi ai grandi eventi è sempre quello di informarsi e circondarsi di persone competenti, che possano aiutare con la loro esperienza.

Per questo ho deciso di intervistare Martina Carabetta, consulente professionale di allattamento materno ed esperta di ACR. Le sue risposte mi sono piaciute molto: complete, sicure e sentite. Eccole!

Martina, per cominciare, una tua breve presentazione.                                     martina IBCLC

Mi chiamo Martina Carabetta, sono mamma di due ragazzi ormai maggiorenni, vivo a Roma, e sono IBCLC, cioè Consulente Professionale in Allattamento Materno. Sono entrata in questo mondo nel 1993 quando sono diventata mamma. All’epoca non sapevo davvero praticamente niente di quello che svolgo oggi, e ho fatto – per così dire – il tirocinio prima su me stessa e sul mio bambino. Solo poi è diventato il mio lavoro.
Da quasi 20 anni mi occupo, infatti, di aiutare le mamme ad allattare, e dal 2002 ho fondato Latte & Coccole (www.latteecoccole.it), il primo ambulatorio IBCLC in Italia centrale e tra i primissimi in Italia, che si occupa di sostenere le future mamme e neomamme nel loro compito, attraverso corsi e proposte a 360°.

Ho scelto per Achille l’alimentazione complementare a richiesta. Quali sono secondo te i pro e i contro di questo tipo di svezzamento?

Col primo figlio ho provato a fare lo svezzamento “anni ’60” (io lo chiamo così, perché è tutt’altro che “classico” o “tradizionale”, se guardiamo in maniera più ampia a prima del Dopoguerra).
 Sarà per questo, e per tutto quello che ho imparato dopo, sia teoricamente sia praticamente, anche grazie ai molti corsi che da 15 anni ho fatto con tante mamme e bambini, che faccio fatica a pensare ai contro :). In effetti, vedo solo “pro”, che tenterò di sintetizzare:

  • l’ACR è rispettosa del bambino, sia dal punto di vista fisico-fisiologico, che in senso più ampio. Infatti, ci chiede di guardare con attenzione, pazienza e rispetto ogni singolo bambino, senza incasellarlo in tabelle generiche che non rispettano la sua individualità e i suoi tempi. Dobbiamo osservare se il bambino è pronto, se è interessato, a cosa è più o meno interessato, e quando non ne vuole più sapere. Ci insegna a fidarci di lui… o meglio, a continuare a fidarci di lui, perché spero che già nei sei mesi precedenti i genitori lo abbiano accolto e curato in questa ottica.
  • L’ACR è facile. Non dovete imparare a cucinare in modo diverso. Non serve alcun libro di cucina per bambini. Basta guardare con un momento di attenzione a quello che portiamo in tavola per noi adulti, e c’è sempre qualcosa che può essere dato al bambino direttamente, o con un pochino di aggiustamento (per esempio se a voi piace mangiare molto salato, o imparate a mangiare con meno sale che è un sicuro vantaggio per la vostra salute futura, o il sale lo aggiungete nel vostro piatto). Se oggi proprio non c’è niente di adatto al vostro bambino di 6 mesi, ci sarà sicuramente almeno il pane in tavola e della frutta o verdura.
  • L’ACR ci semplifica la vita e riduce i tempi in cucina. Non dobbiamo moltiplicare il tempo in cucina, preparare cibi ad hoc per lui. Non dobbiamo imparare nuove modalità di preparazione del cibo: alla fine voi mangiate già almeno 2 volte al giorno, e avete già un minimo di pratica in cucina :).
  • Con l’ACR i bambini mangiano una varietà maggiore di cibi, con maggior rispetto delle loro preferenze e della stagionalità.
  • Se hai altri figli, non raddoppi la fatica. Immagina cosa succede se hai un bambino di 2 anni che mangia ancora secondo un certo schema alimentare e ora devi fare anche cose diverse per il figlio più piccolo?!? No, grazie!
  • L’ACR ci fa risparmiare un sacco! Oggi si fa un tanto parlare di crisi e di quanto ci costano i figli, ma se proviamo a liberarci dai condizionamenti culturali moderni e dal martellamento del marketing, ci rendiamo conto che le cose non stanno necessariamente in quel modo. Offrire ai bambini cibi della famiglia nei tempi e modi che ci indicano loro, ci fa intanto risparmiare tempo (ed essendo io quella quella che la maggior parte delle volte deve occuparsene, per me ha una fondamentale importanza 🙂 ), perchè prepariamo le stesse cose per tutta la famiglia evitando di acquistare cibi per l’infanzia; non c’è spreco perché, se anche avanza qualcosa, la possiamo mangiare noi adulti allo stesso pasto o al successivo; non serve speciale “attrezzatura” perchè non servono utensili speciali.

Achille sta seduto, ha perso il riflesso di estrusione e soprattutto è molto attirato dal cibo. A tavola con noi allunga le manine e vorrebbe afferrare ciò che mangiamo. Achille però ha solo 5 mesi e mezzo. Io ho deciso di aspettare almeno i sei mesi prima di introdurre cibo. Tu che ne pensi?  

Penso che ogni bambino sia diverso, e la chiave sia sempre osservarlo attentamente. Probabilmente ci sono bambini che sono pronti una o due settimane prima, soprattutto se nati a termine. Ma onestamente non ho mai capito la fretta di introdurre il cibo solido. Allattare è tanto comodo poi, per quelle di voi che allattano (e spero siano tante)! Inoltre, il solo interesse non è il parametro per anticipare i tempi: sicuramente un bambino di 5 mesi ciuccerebbe volentieri per ore le chiavi della macchina o il tuo cellulare, ma non per questo cerchi una ricetta per cucinarglieli :). La conoscenza del mondo per un bambino nella “fase orale” passa, appunto, dalla bocca, ma non sanno ancora che questo sia “mangiare”.

Iniziare lo svezzamento per un bimbo è una rivoluzione copernicana, qualcosa con tante e tali accezioni e sfumature che noi adulti difficilmente immaginiamo nella sua reale complessità.

Ma la Natura sa. La Natura fa le cose con perfezione. Se abbiamo la pazienza, ma soprattutto la fiducia nel fatto che non c’è alcuna fretta e che i bambini raggiungono tutti -coi loro tempi- tutte le tappe di sviluppo che contraddistinguono la nostra specie, allora abbiamo anche fiducia nel fatto che arriva il momento giusto per tutti.

Una delle grandi paure delle mamme è il soffocamento. Tu cosa mi dici a questo proposito?  

Negli ultimi anni ho assistito con stupore al crescendo di allarme riguardo al soffocamento. Intendiamoci, qualsiasi genitore anche 20 anni fa si preoccupava che il suo bambino non ingoiasse biglie o non si soffocasse con la mozzarella filante, ma onestamente non c’era questa fobia. Cosa è successo? Colpa dei TG e dei giornali che fanno a gara a enfatizzare le disgrazie?

La giusta attenzione ad alcune regole di sicurezza e di buonsenso, e la conoscenza di alcune tecniche che possono salvare una vita nei RARISSIMI casi in cui questo serve davvero, hanno creato un allarme esagerato?
Io faccio corsi di disostruzione, ma vedo che nonostante l’insegnamento delle tecniche i genitori restano in ansia, anzi se possibile a volte aumenta. Questo non ha senso. Dico sempre che in una città è molto più pericoloso attraversare la strada o andare in auto (le statistiche lo confermano senza ombra di dubbio), eppure tutti i giorni vedo genitori che attraversano fuori dalle strisce pedonali, dopo una curva, o mettono i bambini non in sicurezza in auto. E anche quelli che seguono il Codice della Strada, non stanno svegli la notte al pensiero che la mattina dopo devono uscire di casa e andare in strada.

Se fosse così pericoloso mettere qualcosa in bocca, saremmo tutti estinti! Uno dei vantaggi dell’ACR è anche questo: quando il bambino è pronto – davvero pronto – e lasciato libero di fare i suoi assaggi nella forma, tempo, quantità che vuole lui, difficilmente si mette nei guai. E impara perfettamente a gestire i cibi solidi. Nel 99,99% delle volte il genitore, per colpa di questa fobia, va nel panico davanti a un bambino che sta perfettamente gestendo un boccone che si rende conto di non riuscire a mandar giù e lo sta buttando fuori da solo.

Hai qualche aneddoto, come professionista o come mamma, sull’ACR?  

Beh, negli anni ne ho viste tante, sia come mamma che come consulente.               Per esempio, ho visto molte volte genitori che per motivi diversi, spesso anche validissimi per carità, avrebbero voluto anticipare un po’ i tempi: per esempio se la mamma doveva rientrare a lavoro. Il fatto è che se il bambino non è pronto non lo è punto e basta, e per fortuna lo fa capire in tutti i modi. Ultimamente per esempio ho avuto una coppia al corso pratico il cui bambino di 5 mesi metteva tutto in bocca ma poi vomitava tutto quello che aveva pasticciato per vari minuti, con grande spavento dei genitori stessi. In realtà non c’era motivo di preoccuparsi, semplicemente lui non era in grado di mandare ancora giù niente di solido! Si sono rassegnati all’idea che dovevano aspettare che stesse ben seduto, ecc ecc…

Ho avuto negli anni anche diverse nonne (e un paio di bisnonne !), ed è sempre stato molto interessante confrontarsi con loro. Le nonne di oggi hanno per lo più svezzato come diceva loro il pediatra. Ora, quando accompagnano le figlie e sentono questo tipo di approccio, spesso sono perplesse o in disaccordo, in quanto sono state indotte a credere che le novità (per l’epoca) del cibo per l’infanzia, omogeneizzati e via dicendo, fossero migliori della pappa preparata in casa. Quando però io chiedo loro se sanno come sono state svezzate a loro volta, ecco che escono discussioni e riflessioni molto ricche e interessanti.

E qualche dritta pratica da darmi?                                                                    

Una cosa molto importante è non pensare a “quanto ha mangiato” o “quanto dovrebbe mangiare”. Noi abbiamo il compito di offrire cibo sano e vario, poi è il bambino che sa quanta fame ha. Noi non possiamo saperlo.
Un’altra cosa importante è non preoccuparsi del bon ton e della pulizia. Verranno col tempo.

Ma ora è il periodo in cui il bambino deve sperimentare e fare pratica. Sta imparando a gestire il cibo, a usare degli strumenti (se vuole, perchè all’inizio deve fare con le mani!), e non può fare pratica serenamente con un adulto che lo tortura in continuazione con un tovagliolo per pulirgli la faccia, o si stressa per quello che è finito per terra. Dato che sprecare cibo non è etico, date sempre poco per volta, per evitare che un intero piatto di pasta finisca sul pavimento. E’ sicuramente meglio se ne finiscono solo 10 pezzi che un piatto intero. Ma un po’ di sporco e di spreco sarà fisiologico.

Ora, dopo tanti ‘pro’, vuoi provare a dirmi qualche ‘contro’ dell’ACR?      

Secondo alcuni un contro dell’ACR è che se la famiglia non mangia bene, non riesce ad “applicarlo”. Mah, non so, questo è uno svantaggio? O piuttosto potrebbe essere un motivo ulteriore per responsabilizzare la famiglia a iniziare a fare più attenzione a ciò che mangia? Prima o poi il bambino smetterà di mangiare cibo diverso dai suoi genitori, e se loro mangiano male, il problema si ripresenterà. Dato che mangiare bene è innanzi tutto un fattore di salute per tutti, grandi e piccoli, a breve, medio, e lungo termine, anche questo per me è un “pro”.

Secondo altri, l’ACR è “disordinata” e non offre uno “schema” facile da seguire (il menù settimanale per esempio). Anche questo secondo me non è un contro. Se a voi piace fare un menù settimanale fatelo, per tutta la famiglia e con pietanze adatte a tutti.

Lascio a te concludere questa intervista…un’ultima riflessione.    

La parola d’ordine dovrebbe essere “fiducia”. Fidiamoci dei bambini. I bambini “sono” competenti. Sono capaci.

Non dobbiamo forzarli a raggiungere le tappe di sviluppo, ma dargli solo un ambiente favorente e non frustrante. Il rapporto col cibo è fondamentale, e un buon rapporto con l’alimentazione è un fattore importantissimo di prevenzione e protezione della salute. Possiamo evitare che i nostri figli siano colpiti dalle moderne epidemie occidentali dell’opulenza: i disturbi alimentari. E lo possiamo fare fin dall’inizio del loro rapporto col cibo, proprio grazie all’ACR.

Grazie Martina!

Questa voce è stata pubblicata il 25 maggio 2015 alle 13:15. È archiviata in interviste con tag , , , , , , , , , , , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Segui tutti i commenti qui con il feed RSS di questo articolo.

5 pensieri su “Parole esperte. Intervista a Martina Carabetta

  1. Francesca in ha detto:

    Che nell’intervista!!! Super interessante! Sono sempre più curiosa di questo metodo ma veramente non saprei come approcciarmi…per ora vado a tentativi e mi sto costringendo a lasciare lo spazio a Sofia di provare anche con bocconi più grossi anche se è difficile..mio marito è molto apprensivo e appena lei fa un boccone più grosso del super mini sminuzzamento che propone lui entra in panico..
    Anche se poi lei,da sola, nel caso li senta troppo grossi,li sputa immediatamente..
    Non so..facciamo piccoli passi ogni giorno!

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    • Potresti provare con bastoncini di carota cotti al vapore.in modo che Sofia possa tenerli in mano e mangiucchiarli. Anche io mi sto interrogando sul tipo di cibo con cui cominciare.penso che a breve farò una lista di cibi che solitamente mangiamo in famiglia per capire quali possono essere adatti alla condivisione con Achille

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  2. Bianca in ha detto:

    Elisabetta! Io mi sto cominciando a documentare sull’ACR e ho da pochissimo scoperto che il cosíddetto autosvezzamento, promosso in Italia soprattutto dal Dr. Lucio Piermarini e il BLW sono due approcci diversi! Non ho capito tu quale delle due ti sei proposta di provare con Achille perché all’inizio parlavi di BLW e in altri post di autosvezzamento.

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    • Ciao Bianca! Hai ragione! È che con le definizioni non mi ci trovo molto 🙂 seguito ACR, quindi BLW. È anche vero che tenteremo di mangiare sano, quindi se pescherà dal nostro piatto sarà il benvenuto…quindi, anche un po’ di autosvezzamento ci sta 😉

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