Tutto bello, ma stringi stringi…di che si tratta?

Evviva! L’alimentazione complementare a richiesta suscita curiosità.

Molto bene. Ne sono felice. È uno dei motivi per cui ho deciso di scrivere questo blog: in rete si trovano tantissime informazioni in inglese (l’Inghilterra è la patria del BLW) e in spagnolo (in particolare in Catalunya il BLW è molto usato), ma quasi nulla in italiano.

Vorrei usare questo blog per condividere ciò che incontro in rete su questo argomento. A cominciare dalle preziosissime e attendibili informazioni che ho imparato a Barcelona.

Ecco quindi una primissima panoramica sul BLW. Niente è farina del mio sacco. Quello che faccio qui di seguito è tradurre un documento che mi è stato rilasciato al termine di un laboratorio che ho frequentato a Barcellona, poco prima della nascita di Achille.

BLW o alimentazione complementare a richiesta (o alimentación complementaria a demanda) è un modo di introdurre i solidi nella dieta, permettendo che sia il bebè a guidare la sua alimentazione.

Si presenta il cibo come un gioco, proponendolo al bambino in pezzi, in modo che possa afferrarli con la mano e maneggiarli da solo, permettendo così lo sviluppo delle diverse abilità di cui si ha bisogno per mangiare (coordinazione oculo-manuale, masticazione, deglutizione, pinza…) rispettando i suoi gusti e preferenze personali, senza dimenticare la parte sociale dell’alimentazione, dato che il bebè viene incluso nelle abitudini e routine familiari all’ora dei pasti.

È un metodo basato sullo sviluppo fisiologico del bebè durante il suo primo anno: è rispettoso verso il bambino, sia per quanto riguarda i tempi del suo sviluppo (il BLW non inizia necessariamente a 6 mesi, ma quando il bambino è pronto a gestire cibi solidi, che vanno a integrare il latte materno o artificiale) che per i suoi gusti personali.

È un metodo divertente: permette al bambino di esplorare e praticare in maniera libera e ludica, contribuendo a sviluppare un’attitudine positiva verso il cibo.

È un’opportunità di apprendimento: offrendo singoli alimenti, o facendo in modo che il bambino possa separarli, si facilita la sperimentazione di sapori e consistenze diverse.

Aiuta il bambino ad autoregolarsi. Allo stesso modo dell’allattamento a richiesta, che permette al bambino di regolare la poppata a seconda che debba calmare la sete o fare un pasto completo, il BLW confida nelle capacità del bambino di scegliere ciò che preferisce, in che quantità, in che ordine e in quanto tempo mangiare. In questo modo si sviluppa il meccanismo di controllo della sazietà, evitando che mangi in eccesso e riducendo il rischio di obesità in età adulta. Non va dimenticato che l’alimento principale rimane comunque il latte materno o artificiale, il cibo quindi si inserisce gradatamente nella dieta, sia per elementi che per quantità.

Il bambino si sente più sicuro di se stesso: permettendo che faccia da solo, si dà fiducia a lui e alle sue abilità.

Infine, perché no, è anche un metodo comodo e pratico, sia a casa che in viaggio: il bambino mangia quello che mangiano gli adulti della famiglia. Al ristorante, è semplice chiedere un petto di pollo ai ferri e una carota bollita…e gli fa anche bene!

E infine, dopo tanti pro, i contro.

Dare spiegazioni 🙂 perché tutto il mondo ti chiederà perché tuo figlio non mangia pappette. Ma, soprattutto…pronti a lavare tavolo, pavimento, vestiti, faccia e … chi più ne ha più ne metta!!!

Infine credo che, come tutte le cose, questo “metodo” può funzionare se suscita curiosità nella mamma e nel bambino. Quindi, se la vostra curiosità è tanta, vi consiglio:

– Mio figlio non mi mangia. Carlos Gonzales

– Baby Led Weaning. Gill Rapley e Tracey Murkett

ma soprattutto, di continuare a leggere il blog 😉

Questa voce è stata pubblicata il 7 maggio 2015 alle 18:55. È archiviata in cos'è il BLW (alimentazione complementare a richiesta) con tag , , , , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Segui tutti i commenti qui con il feed RSS di questo articolo.

7 pensieri su “Tutto bello, ma stringi stringi…di che si tratta?

  1. Francesca in ha detto:

    Mi stai incuriosendo…ora devo solo superare la mia folle paura dello strozzamento 🙂

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    • allora nel prossimo post condivido quello che so sulla questo argomento!!! 🙂 anzi, chiedo anche a chi questo metodo l’ha già provato…gloria, francesca e tutte le altre mamme BLW … Che ci dite a questo proposito? Anche io ho ancora un po’ di timore 😉

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  2. Anna in ha detto:

    Eli, prima di tutto credo che a nessuno verrà in mente di chiederti perché non gli dai le cose tritate a tuo figlio, noi te lo chiediamo perché lo stai sponsorizzando destando curiosità su questa metodologia e poi se anche fosse non dovrebbe essere un problema vista la tua convinzione e le tua preparazione. Secondo, se ti può consolare anche con gli altri metodi le cose da lavare e sistemare sono infinite, vestiti, pannolini, sdraietta, tavolo, pavimento…ti posso dire che avendo svezzato giovanni nel periodo estivo e facendo molto caldo, lo facevo mangiare solo con il pannolino così dopo lo lavavo e lo rivestivo pulito.
    Come terzo punto, che però non vedo nel tuo elenco, non prendere sotto gamba il discorso della disostruzione, è importante e pericoloso, mi raccomando.
    Che ti devo dire d’altro, se così hai deciso, divertitevi e in bocca al lupo. Se invece vorrai qualche ricetta di cose fresche ma in stato non del tutto solido fammi un fischio, sempre se me le ricordo, è passato qualche anno..
    Baci

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    • Qualche ricetta te la chiederò di sicuro 🙂 grazie! In realtà in tante occasioni ho modo di parlare di svezzamento…parenti, amici, stamattina anche con la signora del bar della colazione. Si vede che ce l’ho scritto in faccia…’chiedimi dello svezzamento?!?’ 😉

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    • Ah…mi ricordo delle bellissime foto di francesco con la faccia sporca di cibo…ricordo che quando le ho viste mi hanno generato buon umore 😀

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  3. Anna in ha detto:

    Un’ultima domanda, anzi due. Ma la tua pediatra che dice di questo metodo? E tua mamma, che ha lavorato tanto in ospedale e di pediatre ne avrà conosciute? Per capire cosa ne pensano due persone che sono nel campo da più tempo di noi e con maggiori conoscenze e competenze.

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    • La pediatra non sa dello svezzamento che farò. Mi ha dato un foglietto dicendomi ‘lo segua e ci rivediamo a nove mesi’.su questo argomento ho cercato altri punti di riferimento.un altro pediatra italiano e una nutrizionista spagnola. Il pediatra mi ha detto che qui questo metodo non si usa, ma gli sembra ottimo e quindi mi appoggia. Mia mamma invece si è informata e la convince soprattutto perché un medico che lei conosce bene le ha detto che è un buon modo per prevenire allergie future.

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